Chi ha detto che i blog sui figli li scrivono per forza le mamme?

Archivi del mese: febbraio 2011

Se…

se sono ormai due anni e tre mesi che le espressioni “dormire” e “tutta la notte” ti sembrano concetti non avvicinabili, al pari di “Berlusconi” e “onestà”

se già dalla prima volta, avendo lei avuto l’eccezionale tempismo di nascere alle 21.47, si è fatta tenere in braccio fino all’alba sonnecchiando beata finché la cullavi ma svegliandosi offesa ogni volta che provavi a metterla giù, mentre la puerpera giaceva mezzo dissanguata

se per i primi tre mesi sono state coliche feroci,  senza medicinali omo o eteropatici che tenessero, e le davano un sollievo temporaneo solo le posizioni per voi più scomode, tipo a pancia in sotto ma camminando e contemporaneamente facendo su e giù con le braccia e contemporaneamente cantando le tarantelle napoletane del ‘600, finché alle 3 del mattino ti sveniva addosso e tu per paura di svegliarla riuscivi a stento ad appoggiarti sul divano tutto storto, e troppo lontano da qualsiasi pc o giornale, fino alle 8 seguenti

se fino a cinque mesi avete fatto il co-sleeping, perché gli animali e gli uomini fino a pochi decenni fa hanno sempre dormito coi figli, così si sentono protetti e imparano a respirare col diaframma, e che sono queste culline!, finché lei a suon di calci volanti e ginocchiate nelle costole vi ha fatto capire che teneva un’età ormai

se poi fino a oggi, tranne rarissimi casi in cui vi siete svegliati  sorpresi e felici come all’alba di una nuova era – per poi essere smentiti la notte dopo,  si è sempre svegliata molteplici volte (“succede a tutti i bambini finché ciucciano ancora”, la saggezza popolare della zia: e menomale però che c’è la tetta, pardon l’allattamento prolungato, così almeno si riaddormenta. Però a quel punto si apre il dilemma: la rimettiamo nella culla col rischio che si risvegli incazzéta dallo spostamento, e con la certezza che comunque dopo qualche ora si dovrà riprenderla, oppure ce la teniamo in mezzo a fare karate kid? Oddìo, si aprirebbe il dilemma, se uno fosse abbastanza lucido, in realtà la maggior parte delle volte è andata come capita, per fortuna)

se la maggior parte delle volte l’hai cambiata tu, perché “io già allatto per addormentarla, dividiamoci i compiti, non sarai mica veteromaschilista”

se dalle prime pappine alla pescatrice impanata e fritta di ieri il cibo è stato tuo appannaggio perché “io già la allatto, facciamo che associa a ogni genitore un nutrimento, non sarai mica veteromaschilista”

se nel marsupio l’hai portata sempre tu perché “il più forte fisicamente sei tu”, non sarai mica veterofemminista

se dopo tutto questo, una notte di qualche tempo fa la senti agitarsi come ogni volta che sta per svegliarsi, e poi odi in un belato “Papà… papà”, tu:

NON resti immobile trattenendo il respiro e simulando il rigor mortis come neanche all’actors’

NON ti giri dall’altra parte con un grugnito traducibile come “Cara, il lettino sta dal tuo lato quindi è logico oltre che auspicabile per contrastare il riscaldamento globale e la legge dell’entropia che ti alzi e la prenda tu”

NON molli una tallonata alla tua dolce metà che russa come un camionista nonostante i richiami, dicendo poi per giustificarti “tanto lo sai che preferisce te”

non fai niente del genere, ma anzi scatti come Bolt ai blocchi di partenza e tutto gongolante fai il giro del lettone Ikea conficcandoti spigoli di impiallacciato nei polpacci a ogni curva, e tutto perché per la prima volta in assouto – magari in seguito a chi sa quale sogno o ai deliri della febbre –  ha chiamato te invece  che la mamma come sempre

se sei capace di ciò, allora significa che il mondo intero e tutto ciò che è in esso sarà tuo, ma quel che più conta, significa che la paternità ti ha proprio dato alla testa, figlio mio



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