Chi ha detto che i blog sui figli li scrivono per forza le mamme?

Archivi del mese: luglio 2012

– Mamma, io non voglio essele una mamma!

– Ah no? Va bene, devi deciderlo tu se avere figli, è una tua scelta.

– Eh no, non voglio essere una mamma.

– Okay. Posso solo chiederti come mai, visto che ieri hai detto che volevi undici figli?

– Eh, pecché ho paùla! Ho paùla di un bambino che esce dalla pancia.

– Mhm, in effetti è una cosa che può mettere un po’ di apprensione.

– Anche tu avevi paùla?

– Sì, un pochino, ma poi mi sono guardata attorno e ho pensato che tutte le persone che vedevo erano uscite da

– Mamma! Io voglio essele…

– Sì tesoro?…

– … quella che dà i gelati!


Per non farla stare tutta la giornata davanti alla televisione, non avete comprato la televisione. Così ora sta tutta la giornata davanti a YouTube. Ottenuto quello, il passo successivo è che i cartoni li devi guardare anche tu, e quando ti distrai, ti gira la testa a forza (“Guaddalo sempe!”). Il bello è che a te la cosa non dispiace affatto.

– Patata, vediamo quello della pantera rosa con il tizio che cucina?

– Papà, ma quello è il cattivo!

– Embè? Che i cattivi non cucinano?

– Ma ti pale? Ti pale che i leoni cucinano?


A Ciudad del Norte non fa un caldo infernale come nel resto d’Italia, per fortuna. Però a fine giornata ci arrivate lo stesso sfatti e stremati. “Ci arrivate” s’intende tu e mamma Soja, che Patata invece è sempre pronta a (farvi) fare i movimenti più scatenati

– Mamma, guadda che due cintule!

– Vedo, che ti sei messa due cinture addosso. Sembri una che si sta per far saltare in aria!

– Sììì, dài, mi fai fare i salti in aria?


Ovviamente, lei  a tre anni e mezzo non sa leggere. Ma indovinate quale ha scelto? Ovviamente.

(sull’operazione di marketing e di lavaggio del cervello il titolare del blog è troppo imbestialito per esprimere qualsiasi ulteriore commento, per ora)


…e questo è il risultato:

– Papà, lo sai che cosa è questa?

– Una matita, mi sembra. O un pastello?

– Noo! E’ una bacchetta magica.

– Davvero?

– Sì sì, è magica. E’ magichissima. Come Gesù. Vero?


Avanzava sempre un post dal Salento, dopo quello un po’ amarostico della prima settimana. Perché la seconda poi è stata come si deve. Ecco le migliori nove cose (chi ha detto che devono essere per forza dieci?) della vacanza.

  1. Il trenino che vi portava in spiaggia attraverso la pineta. Patata: “Io lo so come si chiama. Si chiama DOTTO”. Ed è vero, anche se nella foto non si vede. Ma il perché rimane un mistero.
  2. La merenda delle cinque: per te pasticciotto alla crema, per lei sacchetto di patatine di Hello Kitty o di Ben10 (chi è benten? non ne hai idea, ma temi che presto non potrai più dirlo).
  3. L’acqua gelida del mare, a giugno è sempre freddissima. Che poi si sa, basta che ti butti, all’inizio è insopportabile, dopo nuoti un po’, e ti abitui vero? No, è più gelida di prima.
  4. Internet wifi. A pagamento, ma poco. Bisognava andare in piazzetta perché fino a casa non arrivava, e menomale. Ma comunque grande cosa, che non ti fa sentire in un altro mondo, completamente sconnesso, pensavi. Poi ogni giorno andavi lì, controllavi la posta (niente di che), controllavi facebook (solo cose troppo sceme) e twitter (solo cose troppo serie), stavi un po’ con il ditino a sfiorare la tastiera, pensavi mo’ scrivo qualcosa, anche solo per. E invece poi ti sentivi talmente in un altro mondo, talmente sconnesso, che non mettevi niente. E menomale.
  5. Le fughe con Soja. Quando Patata era ancora malaticcia, se il pomeriggio si addormentava voi lasciavate la nonna a vegliare sul suo sonno e scappavate all’agognato mare. E lì, finalmente soli, senza figlia tra i piedi, senza nonni attorno, potevate infine sentirvi tranquilli, e abbandonarvi alla vostra attività preferita: sotto l’ombrellone, con gli asciugamani un po’ a ripararvi dagli sguardi altrui, beatamente ognuno a leggere il suo libro.
  6. La baby dance. Puntuale ogni sera alle 21.15, e non c’è partita che tenga. Ma esistono ancora le hit dell’estate, i tormentoni musicali stupidi e leggeri? No perché a te continua a girare in testa roba tipo “Il giro della trottola / il salto del canguro / il volo dell’allodola / le mani contro il muro…” o “Veo veo / que ves / una cosita, e que cosita es?”. Lì per lì Patata faceva due salti e dopo si scocciava. Ma poi in pieno giorno improvvisamente vi convocava: “Adesso tutti! Fozza mamma, fozza papà, anche i nonni! Il gilo della tlottola, il satto del cangulo!”.
  7. L’inquietudine di nonno T, perciò detto nonno tarantolato, che la mattina “forza bisogna andare al mare!” e dopo manco un’ora in spiaggia “raga’ io me so’ stufato di stare qua, vado a casa a preparare qualcosa” e dopo pranzo neanche il tempo di sparecchiare che “mo’ mi metto a ffa’ un po’ di sughetto per stasera” e il sugo non è ancora cotto che “si deve comprare qualcosa? Sto andando al supermercato”… e così via, insomma uno spasso, a patto di non farsi contagiare dall’ansia (“ansioso io? Ma che stai a ddì?”).
  8. La placidità di nonna Bionda, una che sa rilassarsi per i fatti suoi (“ora vado in giardino a fumare una sigaretta, ciao a tutti”) ma che sa pure supportare senza scomporsi le richieste più assurde degli altri (“nonna mi potti un secchiello pieno d’acqua sotto l’ombrellone, che ho i piedi spocchi?” – e sporchi di che? “di sabbia!”). Una che il massimo della cazziata, quando tu e Soja alzate un pochino la voce, è: “ragazzi, la vita è breve”.
  9. La vacanza stessa. Cioè la possibilità di prendere e partirsene per due settimane intere a metà di giugno. Oh, se uno è freelance ovvero diversamente occupato, qualche vantaggio se lo dovrà pur prendere, o no? Finché dura…

– Patata visto che ieri avevi un po’ di febbre oggi non fai la nanna all’asilo, ti vengo a prendere prima.

– Ma uffa, io volevo dommire nella stanza nuova della nanna, già non ci ho dommito ieri.

– E va bene, allora non esci all’una e mezza, ok?

– Sì, sì, voglio uscile all’unemmezza!

– Patatina però deciditi, che vuoi fare, vuoi dormire nella stanza nuova all’asilo, o uscire prima e fare la nanna qua a casa?

– E ba beeene, ci dommo un attro gionno. Dopo questo gionno occhei?

– Ok, ci dormi domani allora.

– Oggi è domani?

 



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