Chi ha detto che i blog sui figli li scrivono per forza le mamme?

Archivi del mese: ottobre 2012

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– Uh Patata, guarda, la Carica dei 101 è ambientata a Londra!

– Cosa vuol dile?

– E’ una città, come Torino, Napoli: Londra.

– Dove non c’è MAI luce?

– Papà, voglio mettemmi queste scappe qua, pecché sono collegibili!

– Ah sì… corregibili…

– Vuol dile che vanno benissimo pe’ collele!


Dal punto di vista dell’orientamento religioso, mamma Soja aderisce a un sincretismo mistico di tendenza orientale, uno spiritualismo senza frontiere ma non per questo vago, che mette insieme la reincarnazione induista con il buddismo giapponese, Osho con l’astrologia, il trickster con il jainismo, vicino a tutti tranne che ai dogmi del monoteismo; invece tu, Solo papà, oscilli da un materialismo dialettico intransigente e radicalmente anticlericale, passando per un panteismo immanentista all’acqua di rose, fino a una velleitaria, perché mai tradotta in pratica, propensione verso lo zen; Patata è cattolica.

E non è solo la Scuola materna Sacro Cuore di Gesù che ormai frequenta da più di un anno, quello è stato per caso – ma a questo punto mamma Soja direbbe che niente succede per caso – è stato perché tra i duecento asili statali comunali e convenzionati dove avevate fatto domanda, quello è stato il primo decente che vi ha chiamato, vi ci siete fiondati e pazienza per le preghiere. Anche prima dell’asilo, verso i due anni, tentava di infilarsi in ogni portone di chiesa (per la gioia della devotissima nonna Bruna) e si fermava a contemplare tutte le immagini di Gesù (anzi, “Gesuppe”). E a quel punto che volete fare, avete deciso di essere genitori liberali, e quindi libertà di scelta sia fin da subito, anche se non è proprio quella che vi piace a voi.

Ultima riprova che lassù Qualcuno la ama – e guida le sue decisioni e il tuo portafoglio – è stata un paio di domeniche fa, quando da un’affollatissima bancarella di libri per bambini, lei pur non sapendo leggere cosa ti va a scegliere? Ma naturalmente La Bibbia per me. Ecco, avete fatto tanto per comprarle magnifici libretti su famiglie alternative e genitori gay, e adesso. Vabbè, vi consolate, tanto sarà a modello favoletta, come vi ha detto anche la direttrice dell’asilo.

Favoletta sticavoli: l’Antico testamento straborda di episodi truculenti che anche in una versione per infanti non si possono aggirare, e che mamma Soja raccontandole cerca almeno di addolcire (la cacciata dall’Eden, il Diluvio universale… è ‘na parola). Tra questi c’è anche la storia della schiavitù in Egitto e di Mosè. Che viene raccontata abbastanza dettagliatamente: mamma ebrea nasconde il figlio perché maschio – dopo tre mesi lo mette nella cesta sul fiume – principessa egizia lo trova lo adotta – mamma naturale lo allatta lo cresce – infine lo dà alla figlia del faraone la quale lo chiama Mosè, meaning “salvato dalle acque”.

A questo punto Patata se n’esce con una domanda ovvia, se non fosse che è venuta in mente solo a lei: come si chiamava Mosè, prima? Rileggete insieme, ed effettivamente qualcosa non torna: possibile che per tre mesi, e poi ancora dopo per tutto il tempo in cui gli fa da balia, la mamma biologica non dà nessun nome al figlio? Controllate sull’originale approvato dal Vaticano, ed è proprio così: ognuno può verificarlo nella copia che tiene sul comodino.

Non hai controllato, ma sei sicuro che questo bug (il nome segreto di Mosè, capperi!) ha dato il suo bel contribuito nel generare le note teorie mistico-complottistico-rosacrociane: Mosè egizio, Mosè fondatore della massoneria, i culti misterici, Iside e compagnia bella. E sei molto preoccupato per il futuro. Perché una figlia seguace di Gesuppe vabbè, ma una figlia seguace di Giacobbo no, eh.


– Patata, ma come, non ti piace la frutta? Non la mangi mai? Ma hai provato ad assaggiare almeno le mele?

– Sì, le mele sì.

– Ah bene! E che mele?

– Le mele… anzane!


– Papà, è velo che alla fine i buoni vincono sempRe?

– Eh… sì, certo… nei cartoni vincono sempre, semprissimo.

(E per fortuna la domanda successiva non te la fa – non ancora – ma hai il timore che non manchi molto)


“Ah lei è il papà di Patata, piacere, no per noi è il primo giorno qui in palestra, ho detto portiamo Rebecca a fare una lezione di prova, perché l’anno scorso appena iscritta se n’era scappata, speriamo vada bene quest’anno, adesso che ne ha quattro magari resta con piacere, ecco vediamo cosa fa, brava piccola la capriola!, sì le insegnanti mi sembrano brave, è importante sa, il maestro di musica con cui aveva iniziato aveva una voce troppo brusca e lei subito me l’aveva detto non mi piace, anche l’insegnante della piscina è bravo, ah sì, anche voi facevate piscina da quando è aveva pochi mesi, ah quest’anno niente piscina siete passati alla baby gym, noi no, tutt’e due sì, no la palestra non un solo giorno alla settimana, due come tutti, sempre se le piace eh, fammi vedere bravissima piccola il salto!, eh sì in piscina sono proprio bravi, io quest’anno temevo perché dopo i tre anni devono entrare in acqua da soli, però in effetti fanno acquaticità non fanno nuoto, non è che gli insegnino qualcosa, comunque per fortuna lei non si rifiuta per ora, ecco quello che proprio si è rifiutata è l’inglese, ha detto mamma lì non entro neanche in classe, sa forse una cosa è uno sport che fanno movimento, altra cosa è farli mettere seduti in un posto come all’asilo, che già fanno il tempo pieno, peccato però, ci tenevo all’inglese è importante, il figlio di una mia amica sta sperimentando un metodo nuovo che gli parlano in inglese già a nove mesi, che ancora non sanno parlare, mah mi sembra un po’ presto, però magari funziona, speriamo che non mi rimanga indietro la mia piccola brava bravissima!”


Alla fine della mattinata ti senti abbastanza fiero di te: non il miglior papà del mondo ma insomma, uno che gli si può dire poco, uno all’altezza di qualsiasi genitore, di qualunque sesso. In quel momento tu e Patata siete in cucina, lei arrampicata su una sedia, a sbollentare e spellare pomodorini per fare un sugo senza bucce (lei uno ne sbuccia e uno se lo mangia, ma vabbè, anzi meglio; in realtà uno lo sbuccia uno se lo mangia e un altro se lo spreme addosso sulla maglietta nuova ma vabbè, qualcosa dovrà pur distinguere ancora un papà da una mamma).

Prima di quello sei riuscito nell’ordine a:

  • consolarla dal drammatico risveglio senza la genitrice (gliel’aveva pure detto che, caso eccezionale, l’avrebbe abbandonata per ben due ore e mezza stamattina, ma la notte aveva portato oblio e quindi amara sorpresa),
  • vestirla (evitando che si rotolasse su un tappeto d’acari con il pigiama), lavarla, pisciarla (ultimamente può rifiutarsi di mingere anche di prima mattina: che sarà, una dichiarazione d’indipendenza? ma soprattutto, come cappero fa dopo tutta la notte?) e colazionarla, il tutto senza presentarlo come un obbligo ma sorridendo, raccontando storie e saltando su un piede solo,
  • incantarla con i puzzle i giochi le lettere dell’alfabeto (ma non sarà un po troppo presto?) fino a improvvisare un teatrino di peluche in cui ti alternavi tra otto personaggi che neanche Arturo Brachetti,
  • coinvolgerla nella preparazione del pranzo, che è una cosa che la gasa sempre ma che vuole fare a modo suo  (“Posso toccale l’acqua bollente?”. “Ehm… secondo te?!”. “Posso spezzale gli spaghetti?”. “Scusa Patata ma a te non piacciono lunghi da arrotolare?”. “Uff… e ba beeene…”)

Finché pensi di averla conquistata, di aver costruito un rapporto speciale, fatto di complicità e rispetto… finché sentite girare una chiave nella toppa, e la sua faccina s’illumina come mai fino a quel momento:

– Mamma! Sei allivata giusto in tempo!

– Amore! In tempo per che cosa?

– Pella mia tRistezza, no?

E poi dice che le femmine preferiscono i papà.



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