Chi ha detto che i blog sui figli li scrivono per forza le mamme?

Archivi del mese: dicembre 2012

Allora, lo schema si ripete identico da circa tre anni a questa parte: l’unica differenza è che negli ultimi tempi sembra aver sviluppato un particolare tempismo nel cadere malata durante le vacanze, in particolare quelle che ricorrono solo una volta all’anno, tipo la settimana a mare oppure, appunto, Natale.

Ma lo schema è fisso. Inizia che un giorno pare che faccia più lagne del solito: perché non è che sia particolarmente capricciosa (voi genitori illuminati siete convinti che i capricci non esistono, che bambini DEVONO lamentarsi ogni tanto, che hanno il diritto di piangere e disobbedire, che un figlio che dice sempre sì non è un bimbo bravo ma un bimbo lobotomizzato), però insomma, diciamo che ha un certo carattere, ecco. A volte succede come l’altro giorno che, magari è nervosa per il cambio di abitudini (finito l’asilo) o per il cambio di città (siete scesi a Munnezza City), incomincia a lamentarsi che non vuole mangiare, e/o non vuole camminare, e/o non vuole giocare, e insomma non le va bene niente, un po’ come quando ha sonno, anche se si è appena svegliata. Allora voi genitori illuminati, ma magari un po’ nervosi pure voi, perché è finito l’asilo, o perché siete a Munnezza City, dopo aver abbozzato per un giorno intero iniziate a spazientirvi, e più vi spazientite più lei si innervosisce e dice no a tutto, dando via all’escalation: che inizia con i deprecati metodi all’antica (“Se non la smetti di fare i capricci…”) e passa per le minacce inapplicabili (“…non ti porto più ai giardinetti”) fino a sfociare nel terrorismo puro (“…non so se Babbonatale arriva”).

Lo schema prevede che questa storia vada avanti per un giorno e mezzo, due giorni, finché non viene fuori che stava covando un’influenza terrificante che la terrà a letto per una settimana. Magari pure a noi grandi capita di non essere proprio dei campioni di simpatia quando stiamo per ammalarci, ma un po’ siamo in grado di esprimerlo, di esternare anche troppo bene sintomi vaghi e al limite dell’immaginario, e un altro po’, si sa, mica ai bambini si può perdonare tutto come si fa a noi stessi. Il bello è che tutte le volte ci cascate, voi genitori illuminati, nonostante l’esperienza (“Non è che sta covando qualcosa come l’altra volta?”. “Ma no, dài, non vedi che sta meglio di me!”) e tutte le volte poi vi rosolate nel rimorso.

Perché il senso di colpa già parte per la cosa in sé: infatti hai voglia a dire che tu, diventato papà, ti sei emancipato dal rigido determinismo eziologico che ha contraddistinto la tua infanzia; in realtà la vocina interiore dei tuo genitori (ma anche il vocione esteriore, in questo caso) continua a risuonare: qualsiasi malattia ha sempre una causa, anzi una causa dipendente sempre da errore umano. Una sciarpa “non messa bene sotto al collo”, una canottiera non infilata nei pantaloni, una imprevedibile “sudata”, un micidiale “colpo d’aria”, un famigerato “sbalzo di temperatura”, o quando tutto manca “sarà qualcosa che ha mangiato”. E lo sai benissimo che non è vero, però davanti a una bambina che boccheggia a 39 e mezzo, un po’ di dubbio di torna: se magari stavamo più attenti…

Poi si aggiunge il senso di colpa per aver tirato fuori le suddette minacce, la severità che cento volte ti eri ripromesso di evitare (“Io non farò così, mai!”). Il top però lo raggiungi quando, alle tre di notte, nel pieno del delirio della febbre del muco dei conati dello sciroppo delle pezze bagnate in fronte, avviene il seguente dialogo:

– Patatina io e papà volevamo chiederti scusa se ieri ti abbiamo sgridato, non avevamo capito che già stavi male e…

– …veramente, perdonaci, siamo stati cattivi a dirti tutte quelle cose solo perché volevi stare in braccio, magari sentivi freddo…

– Io pelò ….. (biascichio incomprensibile)

– Eh?…

– Come dici?…

– Io… vi abbRaccio lo stesso.


– Amore, stasera sei impegnato? Volevo farti una proposta…

– Mh-m… dimmi cara…

– Lo facciamo?

– Ma, e la bambina?

– Dopo che si è addormentata, ovvio.

– E non rischiamo di svegliarla?

– Cercheremo di tenere il volume basso.

– E se poi ti chiama proprio mentre…

– Pazienza, è un’eventualità che non si può escludere… però di solito non capita mai, non vedo perché proprio stasera… dài che non lo facciamo da troppo tempo!

– Davvero… mi sono quasi dimenticato cosa vuol dire.

– E allora su, ci mettiamo sul divano, ci rilassiamo, ci facciamo due coccole…

– Però non iniziamo troppo tardi che se no sono stanco.

– Eh, va bene! Tanto non è che duri le ore…

– E se poi invece di divertirci ci addormentiamo, come è successo l’ultima volta? Lo sai che uno meno spesso lo fa e più diventa esigente…

– Ma stavolta io mi sono premunita: ho trovato un sito…

– Addirittura un sito! Vuoi una roba strana allora… ma non è che è illegale?

– Illegale o meno, finché è lì, approfittiamone.

– Si però…

E così ieri sera, dopo mesi di astinenza, tu e mamma Soja vi siete messi con un auricolare ciascuno e avete riprovato il brivido proibito di vedere un film.


– Il nonno ieri aveva la febbre, si è dovuto prendere la spillina.

Qualche giorno fa Bartezzaghi ha raccontato del forum, aperto da un poeta in occasione di un festival per bambini, sulle parole “chimerine”: quelle cioè che i piccoli inventano, adattano per sostituire le espressioni che non conoscono. E c’è da spanciarsi, leggere per credere. Naturalmente in ogni famiglia c’è una tradizione di storpiature, che poi vanno a costituire, più che il lessico, la mitologia familiare, insieme a ti-ricordi-quella-volta-che-infilò-la-testa-nel-triciclo-e-dovemmo-chiamare-il-fabbro. Tu da bambino non avevi idea di cosa fossero le chimere che stavano insieme ai sogni in quella canzone di papà (né ti è mai venuto in mente di elaborare un adattamento, anche perché di solito ci pensava lui a presentarle in formato già stravolto, proseguendo: “se una chitarra suona / cantano mille cap’e ‘mbrella), però sapevi benissimo cosa fossero le ciaramelle di un’altra poesia: delle caramelle ancora più dolci.

Naturalmente ogni chimerina ha i suoi tempi: sono passati quelli in cui un elefante che nella sigla della Pimpa era “rosa confetto” per Patata diventava “rosa contento”. E naturalmente un settore che va forte è quello delle parole straniere: per molte persone anziane Halloween diventa Aulin – ma anche per qualche bambina, e questo la dice lunga sulla medicalizzazione dell’infanzia (anche se ad attenuare la situazione per fortuna c’è la frase iniziale). Altro settore che dà soddisfazioni è quello delle preghiere, e in senso lato religioso.

– Che cosa c’era nel presepe meccanico che avete visto ieri, Patata?

– C’ela Gesù che nasceva, i Le Magi che allivavano, i pastòli…

– E che facevano i pastori?

– Pastolavano!


E prima di quanto pensassi, arriviamo anche a contatto col mistero centrale della civiltà occidentale. Naturalmente in questo periodo, asilo cattolico o meno, è tutto un letterabbabbonatale, calendariodellavvento, canzoncinapoesiarecitadinatale, marialavavagiuseppestendeva, presepiemangiatoie. Atei, Credenti o Strafottenti, questo dialogo tra Patata e sua Nonna Bionda è per voi.

– Patatina ma lo sai che domani andate in gita con l’asilo, a vedere il presepe meccanico?

– Eh sì…

– E chi c’è nel presepe oltre al bambin Gesù?

– La mamma, Giuseppe…

– E Giuseppe, chi è? Non è il papà?

– Ma nonna, cosa dici, il papà di Gesù è DIO!

– E Giuseppe allora, chi è?

– Mah… folse il nonno…

– No, Giuseppe è il padre putativo

– Putativo? Che significa PUTATIVO?

– Vuol dire che fa le veci del papà

– Fa le VOCI del papà??



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