A volte ti vorresti pure rilassare, al limite anche fregartene per un attimo, ma come si fa.

Perché è vero, essere papà è la cosa più bella che ti è mai eccetera eccetera, però non è sempre tutto un tripudio di sorrisi, giochi, abbracci e battute. Anzi, la giornata è costellata in maggior parte da piccoli scontri, capriccetti, desideri irrealizzabili, lagne, sbuffi, mini-doveri, scadenze obbligatorie, insomma tutto l’armamentario quotidiano che ti fa dibattere nell’eterna diatriba tra autorevolezza genitoriale e ammore paterno (i forse che aiutano a crescere?). E comunque non è nemmeno quello, perché a volte è una fatica anche solo la presenza.

Perché è vero che essere Solopapà non significa essere un papà solo, però avere una compagna freelance in carriera vuol dire stare in servizio permanente effettivo, essere pronto a coprire i buchi in qualsiasi momento, anche di sera in orari assurdi, anche di domenica (e pure ringraziando, perché coi tempi che corrono quando arriva un lavoro non puoi permetterti mica di eccetera eccetera – e d’altra parte è giusto così, almeno finché tu non sarai richiesto come lei) o di sabato, come oggi. Viene il momento in cui vorresti tirare il fiato, ma come si fa.

Perché se stamattina non erano ancora le dieci e già avevate fatto la colazione la cacca il gioco dell’oca l’attacchinaggio di figurine indovina chi e perfino il piccolo bricoleur che le è uscito alla pesca di beneficenza all’asilo e che essendo un gioco da maschi è proprio l’ultima scelta, può sorgerti spontanea la domanda: e mo’ che cappero facciamo? (Risposta: facile, iniziamo daccapo!). E allora, dopo una giornata tutta più o meno su questo tenore, arriva come un miraggio il momento in cui pensi che puoi rilassarti dieci minuti, ma quando mai. Il momento è quello del cartone animato.

Perché dopo aver passato l’infanzia a disprezzare tuo padre che disprezzava gli altri genitori dicendo “quelli piazzano i figli davanti alla televisione…”, adesso nonostante questo (o proprio per questo) tu ragioni più o meno allo stesso modo: i cartoni come scappatoia mai, te ne fai un punto d’onore, come se significasse ammettere che non hai risorse di fantasia o energia, e quindi solo come extrema ratio… Eccolo il caso estremo: è oggi.

Perché dopo essere riuscito non si sa come a giocare e cucinare contemporaneamente, e dopo averla rimpinzata fino all’orlo come nella miglior tradizione familiar-meridionale, sei stato tu (tu!) a proporle di vedere un cartone. E a pensare di poterti fare per un momento i fatti tuoi.

– Papà, voglio vedere il film di Barbie sotto il mare!

– Mhm… ma non è quello dove a un certo punto c’è la cattiva? Che tu mi chiami sempre perché hai paura, anche se sai che alla fine la cattiva perde, e a quel punto devo stare vicino a te finché non perde?

– Sì peRché?

– Ecco, perché adesso vorrei mangiare un attimo io senza dovermi alzare, non puoi vederne un altro di cartone?

– No dài, quello, ti pReeego.

– E se poi ti viene la paura?

– Me la tRattengo.

E allora come si fa.

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