Chi ha detto che i blog sui figli li scrivono per forza le mamme?

Archivi del mese: febbraio 2013

– Mamma mi leggi questo libro, però tutto dall’inizio alla fine?

– Patatina, ma se cominciamo ogni volta dall’inizio non arriveremo mai alla fine, sappiamo a memoria le prime pagine ma non andiamo mai avanti… perché sto libro è lungo, è vero che è la versione per bambini, ma è pur sempre la Bibbia!

– Va bene, allora leggiamolo dalla fine.

– Uhm, proviamo. Allora: gli amici di Gesù diventano coraggiosi e iniziano a girare il mondo bussando alle porte delle case per dire che bisogna fare i bravi. Poi, Gesù risorge e una donna che era andata a portargli dei fiori non lo trova nella tomba. Poi, Gesù viene appeso perché diceva sempre a tutti quello che dovevano fare e allora stava antipatico a molte persone, a un certo punto non ce la fa più e sviene… No vabbè non si può fare.

– Allora leggimelo da qua.

– No dài, la storia di Mosè bambino la sappiamo a memoria… aspetta vediamo la pagina dopo: i dieci comandamenti, ecco.

– Cosa sono i condanamenti?

– Le regole, diciamo. Come le regole che avete scritto sul muro all’asilo. Solo che queste le ha fatte Dio.

– E cosa dicono, mamma?

– Allora, vediamo. Bisogna volere bene a Dio. Tu gli vuoi bene a Dio?

– Ma certo! Anche a Gesù e la madonnina.

– Perfetto. Poi: si deve volere bene alla mamma e al papà. Poi, la domenica bisogna dormire un po’ di più.

– Perché?

– Perché Dio quando ha creato il mondo si è riposato e quindi dobbiamo farlo anche noi. Poi, non si deve fare del male agli altri. Non si deve rubare, vero?

– Io non ho mai rubato.

– Brava. Poi, non bisogna parlare male degli altri…

– Scusatemi se intervengo, questo sarebbe “Non dire falsa testimonianza”? Io avrei detto che non si dicono le bugie, ma la tua interpretazione mi piace di più, cara.

– Non interrompere per favore… Dunque, questo dice… che la mamma e il papà non devono… uhm, litigare, diciamo.

– Questa regola voi non la rispettate vero?

– Eh? Beh sì in effetti qualche volta litighiamo…

– Spesso!

– Però poi facciamo sempre la pace. E tu, non litighi mai, con me?

– No!

– Con papà?

– Neanche.

– Ué, mo’ devo interrompere per forza! Se proprio cinque minuti fa mentre facevamo il bagno hai detto che non eri più mia figlia!

– E perché? Cosa le avevi fatto?

– Mi ero solo permesso di dirle che non volevo che mi tirasse l’acqua insaponata negli occhi…

– Eh eh, che esagerato… Comunque,Patata, la regola più importante l’ha detta Gesù, ed è quella che bisogna amare gli altri come se stessi.

– Cosa vuol dire?

– Significa che tu, per esempio, devi volere bene a un’altra persona allo stesso modo che vuoi bene a te. Sai come devi fare? Devi pensare che questa persona è Patata.

– Mah, questo è propio strano!

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In quattro anni, due mesi e quattordici giorni, finora non era mai successo. Certo  ci sono state alcune occasioni in cui tu, per presentazioni o altri brevi giri, hai passato una o due notti lontano da casa. E c’è stata anche una volta, miracolo, che la stessa cosa è capitata a mamma Soja. Più svariate volte in cui tu, per sfinimento della suddetta Soja, o per sua momentanea assenza come stasera, ti sei sostituito a lei. Ma quello che è successo l’altroieri, mai.

Perché voi avete fieramente teorizzato e tenacemente praticato il continuum, o quella roba lì: co-sleeping fino a 5 mesi (finché lei capriolando e karatekandovi ha fatto capire di essere pronta per il lettino), lettino in camera affianco a voi (nonostante l’acquisto di uno spaziale mezzo castello Ikea, ottimo comunque per giocare e fare le arrampicate) e comunque e sempre libero accesso al lettone, rituale fisso e minuziosamente predeterminato per l’addormentamento (mamma, buio, tre storie e una serie di altri particolari…). Quindi in quattro anni due mesi e quattordici giorni, neanche l’ombra di un’avvisaglia, finora. Fino a che, l’altroieri, Patata ha dormito dalla nonna. Tutta la notte. E mandando a monte tutte le elucubrazioni vostre e tutte le critiche altrui, dal più reazionario “di questo passo vorrà la mamma anche la prima notte di nozze”, fino alle tue prudenti ipotesi: “accadrà quando sarà necessario per noi, per qualche motivo, perché se aspettiamo che lo dica lei…”, o anche “non può accadere di punto in bianco, deve prima abituarsi a dormire da sola nella sua stanza, e poi sarà pronta a stare senza di noi”. Invece, è stato all’improvviso, e senza una particolare esigenza, e di sua iniziativa: “Nonna stasera dormo da te, forza mamma prepariamo il pigiama!”.

Tanto che voi siete rimasti abbacinati. E prima siete andati a mangiare una pizza (sabato sera fuori, che brivido del proibito…) ma ritirandovi prima delle nove perché non si sa mai, metti che all’ultimo momento si pente e ce la riportano. Poi quando avete capito che era fatta, vi siete guardati e…

Avreste potuto fare DI TUTTO. Sì, non solo quello, certo. Ma per esempio, avreste potuto guardare un film senza le cuffie. Avreste potuto mettere la musica a volume alto dopo le undici. Avreste potuto fare la pazzia di uscire di nuovo. Avreste potuto, addirittura, andare a DORMIRE. E invece, siete rimasti incantati a guardarvi. E a ripensare, e a ripetervi di com’era stata brava e autonoma lei, ad avere questa idea, e di com’eravate stati bravi voi a non essere impazienti, ad aspettare i suoi tempi. Siete rimasti a guardarvi, a non fare nulla, a dirvi che una figlia cosi indipendente non ve la meritate.


– Senti, ma se l’amore fosse un colore, che colore sarebbe?

– Ma dài, Soja, non ti sembra un po’ piccola per il gioco del se fosse?

– Mamma, sarebbe fuskia e blu! I colori preferiti mio e della mia amica.

– E se l’amore fosse una musica?

– Flauto!

– E se fosse una cosa da mangiare?

– Torta! Al cioccolato.

– Se fosse un giocattolo?

– Ehm… la tromba! No, la chitarra!

– Se fosse una città?

– Eee… (sottovoce: Papà come si chiama dove abita la mia cuginetta?)… Ah! Pompei!

– E se fosse… uhm…

– Che c’è? Sono finite le parole?

– Se fosse un palloncino?

– Be’, facile: un cuore rosso.

– E se fosse una parte del corpo?

– Eh eh… la patata!

– …

– Mamma? Sono finite le parole?


– Papàa, ma quando divento una ragazzina?

– Eh, tra qualche anno… non molto comunque.

– Uffa!

– Scusa, ma tu non eri quella che non voleva crescere? Che voleva restare sempre così, per poter andare in braccio, guardare i cartoni, dormire nel lettone? Non eri quella che non voleva diventare grande? Eh?

– E babbè… Ho cambiato idea!


Questa scena si è svolta stasera a cena, davanti ai tuoi occhi esterrefatti. Sei rimasto talmente pietrificato, che non hai trovato la forza di intervenire. Sei rimasto talmente basito che non riesci a inventarti un post divertente o straniante o commovente o pretenzioso. Solo a esporre i fatti.

(Entrée) Farsi versare un po’ d’olio sul palmo della mano e leccarlo. Leccare anche la goccia che è scesa fin quasi al gomito.

(Main course) Prendere un piatto con un residuo di spaghetti al pomodoro. Versarci un po’ di acqua dal bicchiere. Mescolare, sciacquare e finire di mangiare gli spaghetti, preferibilmente con le mani. Aggiungere il resto dell’acqua dal bicchiere fino a colmare il piatto. In questo brodino di acqua fredda, olio, pezzi di pomodoro e residui di pasta, intingere una fetta di pane e mangiarla a morsi – come se fosse una fetta biscottata nel latte. Sorbire poi un po’ di liquido con un cucchiaio, infine terminarlo bevendo direttamente dal piatto.

Alzarsi soddisfatti dicendo: “Non ne voglio più”.



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