Chi ha detto che i blog sui figli li scrivono per forza le mamme?

Archivi del mese: luglio 2013

A quattro anni e otto mesi, Patata ha già presenti i grandi interrogativi filosofici, quelli su cui l’uomo si scervella da millenni e che non avranno mai una risposta. No, non quelle fesserie tipo chi siamo, dove andiamo, su quello sa già tutto.

– Papà, dov’ero io quando tu e la mamma vi siete conosciuti?

– Eh, ancora non eri nata… dimmelo tu: dov’eri? Dove stanno i bambini prima di nascere?

– Eh?

– Dico, sono incarnati in qualche altro corpo, o stanno in cielo, tipo…

– Da nessuna parte! Non ci sei! Come quando sei morto!

– Ah… e già…

Ma si sa, il vero saggio non è quello che conosce le giuste risposte, bensì quello che pone le grandi domande.

– Papà, mi fai vedere un film? Un film di Barbie voglio vedere!

– Uff, sta Barbie… ok, quale?

Barbie e le tre moschettiere!

– Va bene, ora te lo metto…

– Papà… ma le tre moschettiere, erano TRe, o quaTTRo???


Un popòvero tondo tondo…

Cos’è un popòvero, Patata? Un tizio un po’ povero e un po’ ricco? Un cocomero, mi pare che dica la canzone.

Uffa, io dico come voglio dire!

E va bene, scusa se ti ho interrotto, continua a cantare…

Un popòvero tondo, tondo
Che voleva essere il più forte del mondo
Che voleva tutti quanti superare
Un bel giorno si mise a… bere:
DRINK DRINK si mise a bere;
RONF RONF si mise a dormire;
TOMBA TOMBA si mise a sciare;
SPLASH SPLASH si mise a nuotare;
GNAM GNAM si mise a mangiare;
LA LA si mise a cantare!

Brava! Senti, ma lo sai perché quando dice “sciare” fa “Tomba-Tomba”?

Boh!

Tomba era una persona, uno che sciava: Alberto Tomba, uno sciatore fortissimo, che vinceva tutte le gare.

Tutte tuttissime?

Tuttissime.

E gli altri sciatori?

Niente, arrivavano sempre dopo di lui.

E quando lui era malato?

Vabbè, certo, quando non gareggiava non poteva vincere.

E quando gareggiava?

Vinceva sempre.

Ma allora era magico?

No, era solo molto molto bravo.

Ah. Peccato.

Ti faceva più piacere se era magico?

Sì. Papà, me la racconti la storia di quello sciatore che vinceva perché era magico?

E… ma che storia è, non la conosco.

Te la inventi!

Giusto, come ho fatto a non pensarci. Allora, c’era una volta il piccolo Alberto, che viveva in una città piatta piatta, senza neanche una salita e neanche una discesa. Il piccolo Alberto era molto triste, perché lui voleva imparare a sciare, ma in quella città non si poteva sciare perché non c’erano montagne. Allora, pensa che ti ripensa, disse: qui mi serve una magia! E uscì dalla città e s’incamminò verso il bosco, dove si diceva vivesse un mago solitario. Forse lui mi può aiutare, pensò il piccolo Alberto, e infatti quando arrivò alla casa del mago, questo gli disse: certo, esaudirò tre tuoi desideri, ma tu devi superare una prova; devi portarmi delle tagliatelle fresche fatte in casa, perché io ho molta fame e non ho mai più mangiato le tagliatelle da quando ho lasciato la casa della mia mamma per andare alla scuola dei maghi. Ma certo!, rispose il piccolo Alberto, e già correva verso la città, mentre il mago sghignazzava pensando che non ce l’avrebbe mai fatta, perché si sa che i bambini non sanno fare le tagliatelle, e non hanno soldi per comprarle. Ma il piccolo Alberto aveva avuto un’idea: andò dalla sua mamma, che faceva le tagliatelle tutti i giorni, e le disse: mamma ho un sacchissimo di fame! E la mamma gli metteva la pasta nel piatto, ma quando si girava il piccolo Alberto se ne ficcava una forchettata in tasca, e la mamma continuava a riempirgli il piatto, pensando che bell’appetito ha mio figlio oggi!, e il piccolo Alberto continuava a riempirsi le tasche. Quando pensò di averne abbastanza scappò di nuovo nel bosco, diede le tagliatelle al mago, che lo ringraziò e disse: quali sono i tuoi tre desideri? Ma io veramente, rispose il piccolo Alberto, ne ho soltanto uno grandissimo, voglio imparare a sciare! Agli ordini, disse il mago, e visto che sei stato così modesto da chiedere solo una cosa, te ne darò un’altra per regalo. E subito fece apparire in mezzo alla pianura una montagna altissima, piena di neve e di pista da sci, così che il piccolo Alberto potesse finalmente esercitarsi. E poi come seconda magia lo fece diventare all’istante uno sciatore bravissimo, così che il piccolo Alberto iniziò subito a fare delle gare e a vincerle, e da allora…

Papà?

Dimmi tesoro. Ti è piaciuta la storia?

Sì vabbè ma… quando arriva il cattivo?


Fa le capriole in aria lanciandosi dal bracciolo del divano. Si appende per le gambe alla scaletta del letto e penzola a testa in giù. Cammina in equilibrio sul bordo del marciapiede. Si piega e si contorce fino a entrare in una scatola grande un quarto di lei. Salta corre ruzzola si arrampica fa la pazza. Patata è sempre stata una piccola ginnasta. Tanto che l’anno scorso di questi tempi pensaste bene di iscriverla a ginnastica. E la portaste alla lezione di prova della Reale Società di Ginnastica, che come tutte le cose a Ciudad del Norte è “come una volta”, e va orgogliosa di esistere da prima ancora che esistesse l’Italia unita.

La lezione di prova andò bene, nel senso che a lei l’ambiente piacque (e per farvelo capire scalò un quadro svedese fino a tre metri d’altezza e non voleva più scendere), ma anche nel senso che lei piacque a un’insegnante: che la guardò fare le sue evoluzioni, le chiese quanti anni aveva e vi disse Quest’anno è ancora troppo piccola, può fare solo la baby gym normale, ma l’anno prossimo me la portate al mio corso di pre-agonistica? Complice anche la sua statura minuta – per una volta un vantaggio e non un peso – già vi iniziaste, voi genitori per nulla arrivisti, a fare un film a base di trionfi, allenamenti intensivi, olimpiadi, anabolizzant… beh insomma, sogni di gloria.

Poi a settembre iniziò l’asilo, e in contemporanea la ginnastica: due volte alla settimana, perché da quest’anno non avrebbe fatto più nuoto, e allora meglio farla sfogare, soprattutto d’inverno. E all’inizio grande entusiasmo; poi col tempo brutto qualche lezione saltata, qualche capriccio; e verso la fine dell’anno le tragedie. Sarà stata la stanchezza accumulata, sarà forse che all’inizio era più un gioco ma mano mano le insegnanti sembravano farsi più esigenti e severe, sarà pure che in contemporanea era iniziata la piscina all’asilo (con il giovedì giorno orribile: a nuoto la mattina e anche puntando la sveglia mezz’ora prima; poi all’uscita da scuola via di corsissima in palestra). Sta di fatto che certe volte iniziava già dalla sera prima:

“Non ci voglio andare a ginnastica, ti preeeeego!”.

“Ma perché?”.

“Perché non sono più abituata!”.

“E certo, perché giovedì scorso per accontentarti non ti abbiamo portato, ma più lezioni salti e meno sarai abituata, ti rendi conto?”

“Uffa, non è giusto! Io mi stanco!”.

“Ma se quando esci dalla palestra poi vuoi anche fermarti ai giardinetti!”.

“Che c’entra, quello non è sport. Io non voglio fare tutto questo sport!”

La maggior parte delle volte voi vi siete intostati e ce la portavi lo stesso – non tanto per i soldi spesi e l’impegno preso, che vuoi che ne sappia lei – quanto perché poi, tanto immusonita era all’inizio quanto felice ed elettrizzata durante e dopo. Ma qualche volta appunto l’ha saltata, e una volta addirittura siete arrivati fin nello spogliatoio e lei era talmente irrigidita e ostile che non sei riuscita a convincerla con le buone, e le cattive non se ne parla proprio, e te la sei riportata a casa.

Poi verso la fine la cosa si è addolcita: un po’ perché nel frattempo le lezioni di nuoto con l’asilo erano finite (anche lì: un giorno urlava che non ci voleva andare, e voi a chiedere perché, finché è venuto fuori che aveva paura di fare un esercizio in cui doveva mettere la testa sott’acqua, quando l’estate scorsa a mare faceva i tuffi, e allora tu a dirlo alla maestra se poteva esentarla, e la maestra piccata: allora non lo fa nessuno!, sei diventato il papà scassambrella che hai sempre odiato); un po’ perché in vista c’era il saggio di fine anno, ma soprattutto la fine dell’anno. E quindi la prospettiva di non fare più ginnastica fino all’estate, “e l’anno prossimo voglio fare danza, mamma!”. Addio (vostri) sogni di gloria, e vi consolavate con la vostra tolleranza da genitori liberal e libertari: Abbiamo deciso nei limiti del possibile che fa quello che vuole, anche cambiare uno sport all’anno pure se questo significa che non porterà avanti niente…

“Patatina sei contenta? Oggi è l’ultima volta in piscina, poi la settimana prossima le ultime due lezioni di ginnastica, sabato il saggio e poi è finito tutto!”

“Tutto?”

“Eh sì, proprio tutto. Poi l’anno prossimo se ne parla, se vuoi rifare ginnastica, o provare danza, calcio, pianoforte, anche niente se vuoi. Però questo a settembre, fino ad allora hai giugno, luglio e agosto senza obblighi, sei libera!”.

“Uffa…”

“Cosa?”

“Ma quindi per tutto questo tempo io non faccio nessuno sport? Non è giusto!”.



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