Chi ha detto che i blog sui figli li scrivono per forza le mamme?

Archivi del mese: ottobre 2014

Vorresti scrivere un post su come ti senti in questo periodo. Sia, come al solito, per ricordarti in futuro come ti sentivi in questo periodo. Sia per mettere un po’ in ordine le idee nella tua testa. Perché è un momento di grande confusione, questo è sicuro. Come al solito, dopo mesi o anni di stasi, di routine, arrivano quelle fasi in cui nel giro di qualche settimana succede di tutto e di più.

Patata ha iniziato le elementari, ha già avuto i primi voti (alle elementari?!?!) e subìto i primi atti di microbullismo. Mamma Soja è entrata nel settimo mese, con tutto quello che comporta in termini di pesantezza e stanchezza, e nonostante questo continua a faticare come una bestia. Singhiozzo arriva tra la fine dell’anno e l’inizio del prossimo. E tu, proprio tra la fine dell’anno e l’inizio del prossimo starai per portare a termine quel percorso affascinante e rischioso che hai iniziato nello scorso autunno, quel nuovo corso che dovrebbe cambiare la tua vita, quella scommessa azzardata che dovrebbe portarti a non essere più solo un papà, insomma quella cosa per cui dovresti trovare un cacchio di lavoro.

Quindi, as usual, i nodi stanno arrivando al pettine tutti insieme, per dirla con una frase originale. E tu, come ti senti in tutto questo? Usando un’altra espressione inedita, la risposta più semplice è: in colpa. Ti senti in colpa nei confronti di Mamma Soja, perché stando fuori casa tutti i pomeriggi e soprattutto tutte le sere le lasci l’incombenza di troppe cose pratiche da fare, e in più nove notti su dieci quando torni a casa la trovi già addormentata e quindi non le puoi fare le coccole e i massaggini che meriterebbe.

Ti senti in colpa nei confronti di Singhiozzo, perché a questo nascituro non stai dedicando neanche la metà della metà delle attenzioni che dedicavi a Patata quando era nella panza: all’epoca le parlavi, le suonavi le canzoni con la chitarra, le preparavi compilation per quando sarebbe nata; e anche quando non ti rivolgevi direttamente a lei, era sempre quello il centro delle vostre attenzioni di futuri genitori: libri sulla gravidanza sul parto sull’allattamento su tutto il dopo, siti internet che monitorvano la crescita fetale giorno per giorno, e le ecografie incomprensibili riguardate quasi ogni giorno, e i progetti e gli acquisti di vestiti e giochi e passeggini… ora con la scusa che un po’ di cose già le avete da Patata e le riciclerete, con la scusa che i secondi figli sono più svegli perché un po’ se la devono cavare da soli per forza di cose, insomma sta creatura ancora deve nascere e tu già ti senti in colpa.

Come pure, Patata ancora deve diventare sorella maggiore, e tu già ti senti in colpa nei suoi confronti, perché inevitabilmente tutte le cure e gli occhi dolci, soprattutto all’inizio, saranno per il neonato: la maggior parte del tempo, dei giochi, delle volte che prenderai in braccio un figlio, sarà il secondo. E ti ricordi come ti sono sempre stati più simpatici i fratelli maggiori, o megli ti ricordi che quando incontravi una famiglia con più bambini, mentre tutti si buttavano a capofitto sull’ultimo arrivato, tu ti rivolgevi sempre ai più grandi, che timidi e dimenticati restavano in un angolo. Ma stavolta, per forza non sarà così. O no? La verità è che, come dice Mamma Soja, state per affrontare, voi due figli unici, una situazione in cui non siete mai stati, neanche a ruoli invertiti: una famiglia con due figli. Come si fa? Boh!

Infine, ti senti in colpa nei confronti di te stesso. Che a quasi quarant’anni – per disperazione, per una follia che non sapevi di avere, perché una sola vita non ti bastava – non solo stai provando a cambiare l’ambito di lavoro, ma anche completamente il genere, passando dall’intellettuale al manuale (per dirla in termini tanto tradizionali quanto sbagliati). Che a quasi quarant’anni ti trovi a dover imparare cose da zero come un dodicenne (e questo ben venga), a essere trattato come un giovane di bottega, a fare ancora lo stagista non retribuito, e a non avere alcuna certezza sul futuro, se non quella di voler andare via dall’Italia, e forse di avere finalmente le competenze per farlo.

Vorresti tanto, sì, scrivere un post su come ti senti in questo momento, su tutti i fatti e tutte le sensazioni che si stanno accavallando, ma scriverlo sarebbe ulteriore tempo ed energia sottratta a tutto il resto, e ti sentiresti ancora più in colpa, perciò ciao.

Annunci

– Patata che dici, gliela possiamo dare a tutti, la notizia?
– Sì, ma diglielo tu.
– E perché non lo dici tu?
– Perché io sono timida!
– Sì vabbuo’, come clown sei abbastanza timida in effetti.
– E va bene… Diventerò una sorella maggiore!
– Ottimo. E vogliamo dire anche quando?
– Dopo Natale! Dopo Natale nascerà Singhiozzo.
– Ah, a proposito: ma mi spieghi perché lo chiami Singhiozzo?
– Perché ancora non sappiamo se è maschio o femmina! Ovvio, no?



%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: