Chi ha detto che i blog sui figli li scrivono per forza le mamme?

Archivi del mese: gennaio 2015

Dopo tre anni di asilo cattolico (prendere o lasciare, il Comune di Ciudad del Norte lì vi ha spedito), Patata da quest’anno è entrata nella scuola statale. Pubblica. Laica. E, potendo scegliere, tu e mamma Soja avete scelto di non farle seguire le ore di religione.

Veramente quando avete dovuto indicare questa preferenza – più di un anno fa, compilando un estenuante modulo online, nel quale i dubbi e le difficotà maggiori erano quelli di inserire tutti i dati corretti e di indicare il plesso dietro casa, per evitare di finire dall’altra parte della città – l’ora di religione e la scuola elementare stessa vi sembravano una cosa talmente remota ed astratta, che non siete stati a discuterne più di quattro secondi. Non che sia stata una scelta a cuor leggero, e neanche dettata da un anticlericalismo e da un ateismo sfegatato: semplicemente vi sarebbe sembrerebbe ipocrita farle ascoltare delle storie che poi voi a casa non potreste corroborare con convinzione, sostenuti da una fede autentica.

Certo poi qualche dubbio vi è venuto. E non è stato tanto per le aspre rampogne della nonna meridionale, che in amareggiate telefonate sostiene che la state privando di un pezzo della nostra cultura, delle nostre tradizioni, nonché della magia del Natale (?), e soprattutto che state scegliendo al posto suo (senza pensare che qualsiasi scelta dei genitori,  in questo come in altri ambiti, è una scelta tanto obbligatoria quanto arbitraria). Non è stato neanche per le cortesi perplessità avanzate dalla nonna settentrionale, che sostiene che una speranza nell’aldilà allevierebbe un po’ nella bambina l’ansia per la vecchiaia e la morte, pensieri che effettivamente la affliggono abbastanza (effetto tutt’altro che scontato: tu ricordi perfettamente che da piccolo non avevi dubbi sull’esistenza di Dio, e contemporaneamente eri terrorizzato dalla morte, tanto da pregare il Padreterno che per favore non ti facesse morire). Se qualche dubbio vi è venuto, è stato al contrario perché non ritenete la questione di importanza eccessiva: d’altra parte, voi tutti avete ricevuto un’educazione cattolica, battesimo e prima comunione e catechismo, e tu anche qualche anno di Azione Cattolica e di servizio all’altare come chierichetto; eppure siete usciti come siete usciti, non proprio bigotti. Per cui vi siete detti massì, se l’anno prossimo vuole fare religione che la faccia pure; come pure, ma questo già era inteso, nel momento in cui si vuole fare la prima comunione, via libera alla trafila dei sacramenti.

(Però, per il momento, ti tieni la soddisfazione del seguente dialogo a bruciapelo:
– Patata, ma chi era poi ‘sto Gesù?
– Papà, ma come! Il figlio di… Giuseppe!)

Il dubbio ti è venuto, ma ti è anche passato. Per esempio l’altro giorno, quando ti sei ricordato che non le avevi ancora mai chiesto che cosa fanno quando gli altri vanno con la maestra di religione. La risposta – “facciamo scienze con la maestra di matematica” – ti ha mandato in sollucchero oltre ogni ragionevole logica: già ti sei immaginato la classe divisa in due, metà in un’aula bassa e scura a ripetere litanie in latino medievale o a rincitrullirsi con l’incomprensibile storia della mela, l’altra metà in un laboratorio multimediale a osserrvare i pianeti in 3D o le cellule al microscopio.

Ma soprattutto, sei contento di vivere in un paese – con tutti i suoi enormi difetti – abbastanza laico, e di essere riuscito a far crescere tua figlia in un’atmosfera familiare – con tutti i suoi inevitabili difetti – priva di esaltazione e fanatismo. Ieri, poche ore prima della tragedia di Charlie Hebdo, stavate guardando un cartone ed è passata la pubblicità di un videogioco, con lo slogan: “Compra il [NOME ALTISONANTE], costruisci il tuo esercito e diventa una leggenda!”. Al che Patata:

– Che brutto! E’ bruttissimo diventare una leggenda.

– Come mai?

– Perché poi sei morto!



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