Chi ha detto che i blog sui figli li scrivono per forza le mamme?

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Dormi, piccina?

No. Ero immersa nei miei pensieri.

Ah. E a cosa pensavi, se posso?

A dormire!

Uhm. Mi sa che non è un buon metodo. Sforzarsi di dormire non è il modo migliore di riuscirci.

Eh?

Dico, che se ti concentri troppo sul sonno, quello non arriva. È una regola generale della vita, succede con un sacco di cose. Quando hai un desiderio, ti accadono diecimila cosa belle, ma non quello. Se vuoi qualcosa, non devi pensarci.

Non ti seguo.

È complicato. Te lo spiego domani.

No, non capisco nel senso che non sono d’accordo. Scusa, tu dici sempre che per addormentarsi bisogna pensare a una cosa bella. Dormire è bello. Quindi…


– Papi, per il compleanno mi regali lego siti?

– Certo, te l’avevo promesso. Ma non tutta la città eh, ecco vieni, vediamo su internet quali pezzi di Lego City ci sono così scegli…

– No aspetta, volevo dire lego frenz!

– Perché Lego Friends? Hai già varie cose, e non mi sembra che ci giochi granché…

– Perché lego siti è per maschi! Scrivi “lego frenz”. Anzi, scrivi: “lego frenz per femmine”!

– Ma Patata, quante volte te lo devo dire che non esistono giochi per maschi e giochi per femmine? Io per esempio se fossi piccolo, vorrei lo yacht di Lego Friends anche se sono maschio, e tu puoi volere le case di Lego City anche se sei femmina.

– No! E’ per maschi!

– Non è vero!

– Ah sì? E allora perché i personaggi sono tutti maschi?

– Ma quando mai! Guardiamo: allora, ci sta l’operaio, il pompiere, il poliziotto, il ferroviere… ecco, vedi, c’è anche una femmina!

– Una sola! E sta davanti al computer senza fare niente!

– Va bene, mi arrendo, hai ragione tu. Ti compro una Barbie. Tutta rosa, eh.


Vorresti scrivere un post su come ti senti in questo periodo. Sia, come al solito, per ricordarti in futuro come ti sentivi in questo periodo. Sia per mettere un po’ in ordine le idee nella tua testa. Perché è un momento di grande confusione, questo è sicuro. Come al solito, dopo mesi o anni di stasi, di routine, arrivano quelle fasi in cui nel giro di qualche settimana succede di tutto e di più.

Patata ha iniziato le elementari, ha già avuto i primi voti (alle elementari?!?!) e subìto i primi atti di microbullismo. Mamma Soja è entrata nel settimo mese, con tutto quello che comporta in termini di pesantezza e stanchezza, e nonostante questo continua a faticare come una bestia. Singhiozzo arriva tra la fine dell’anno e l’inizio del prossimo. E tu, proprio tra la fine dell’anno e l’inizio del prossimo starai per portare a termine quel percorso affascinante e rischioso che hai iniziato nello scorso autunno, quel nuovo corso che dovrebbe cambiare la tua vita, quella scommessa azzardata che dovrebbe portarti a non essere più solo un papà, insomma quella cosa per cui dovresti trovare un cacchio di lavoro.

Quindi, as usual, i nodi stanno arrivando al pettine tutti insieme, per dirla con una frase originale. E tu, come ti senti in tutto questo? Usando un’altra espressione inedita, la risposta più semplice è: in colpa. Ti senti in colpa nei confronti di Mamma Soja, perché stando fuori casa tutti i pomeriggi e soprattutto tutte le sere le lasci l’incombenza di troppe cose pratiche da fare, e in più nove notti su dieci quando torni a casa la trovi già addormentata e quindi non le puoi fare le coccole e i massaggini che meriterebbe.

Ti senti in colpa nei confronti di Singhiozzo, perché a questo nascituro non stai dedicando neanche la metà della metà delle attenzioni che dedicavi a Patata quando era nella panza: all’epoca le parlavi, le suonavi le canzoni con la chitarra, le preparavi compilation per quando sarebbe nata; e anche quando non ti rivolgevi direttamente a lei, era sempre quello il centro delle vostre attenzioni di futuri genitori: libri sulla gravidanza sul parto sull’allattamento su tutto il dopo, siti internet che monitorvano la crescita fetale giorno per giorno, e le ecografie incomprensibili riguardate quasi ogni giorno, e i progetti e gli acquisti di vestiti e giochi e passeggini… ora con la scusa che un po’ di cose già le avete da Patata e le riciclerete, con la scusa che i secondi figli sono più svegli perché un po’ se la devono cavare da soli per forza di cose, insomma sta creatura ancora deve nascere e tu già ti senti in colpa.

Come pure, Patata ancora deve diventare sorella maggiore, e tu già ti senti in colpa nei suoi confronti, perché inevitabilmente tutte le cure e gli occhi dolci, soprattutto all’inizio, saranno per il neonato: la maggior parte del tempo, dei giochi, delle volte che prenderai in braccio un figlio, sarà il secondo. E ti ricordi come ti sono sempre stati più simpatici i fratelli maggiori, o megli ti ricordi che quando incontravi una famiglia con più bambini, mentre tutti si buttavano a capofitto sull’ultimo arrivato, tu ti rivolgevi sempre ai più grandi, che timidi e dimenticati restavano in un angolo. Ma stavolta, per forza non sarà così. O no? La verità è che, come dice Mamma Soja, state per affrontare, voi due figli unici, una situazione in cui non siete mai stati, neanche a ruoli invertiti: una famiglia con due figli. Come si fa? Boh!

Infine, ti senti in colpa nei confronti di te stesso. Che a quasi quarant’anni – per disperazione, per una follia che non sapevi di avere, perché una sola vita non ti bastava – non solo stai provando a cambiare l’ambito di lavoro, ma anche completamente il genere, passando dall’intellettuale al manuale (per dirla in termini tanto tradizionali quanto sbagliati). Che a quasi quarant’anni ti trovi a dover imparare cose da zero come un dodicenne (e questo ben venga), a essere trattato come un giovane di bottega, a fare ancora lo stagista non retribuito, e a non avere alcuna certezza sul futuro, se non quella di voler andare via dall’Italia, e forse di avere finalmente le competenze per farlo.

Vorresti tanto, sì, scrivere un post su come ti senti in questo momento, su tutti i fatti e tutte le sensazioni che si stanno accavallando, ma scriverlo sarebbe ulteriore tempo ed energia sottratta a tutto il resto, e ti sentiresti ancora più in colpa, perciò ciao.


– Patata, dimmi un po’, ti piace la tua nonna Lella?

– Sì!

– E che cos’è che ti piace di lei?

– Che è bionda!

– … sì, ok. Ma dicevo del suo carattere, della personalità…

– Eh?

– Insomma, delle cose che fa.

– Ah! Che mi fa le coscette di pollo e i gustel!


– Papàaaa… papà, giochiamo?

– Uhm… sì… a cosa?

– Coloriamo il quaderno di Peppa Pig!

– E hai bisogno di me per colorare, Patata? Dài che ci riesci benissimo da sola!

– …

– …

– Papàaaa. Papà, giochiamo alle costruzioni?

– Uhm, sì… ora finisco di fare un attimo una cosa in cucina e vengo… tanto con le costruzioni ci puoi iniziare a giocare anche solo tu, sei abbasta grande ormai, no?

– …

– …

– Papàaaa… giochiamo al castello di Barbie, che io faccio la principessa e tu il mago cattivo che vuole entrare?

– Sì sì arrivo, solo un momento che sono incasinato… però in effetti potresti farlo anche da sola, fai muovere i due personaggi  e fai le voci diverse come hai fatto l’altro giorno, secondo me ce la puoi fare, sei bravissima, e poi sei una bambina grande.

– …

– …

– Papàaaa…

– Eh! Dimmi…

– Giochiamo che io erò un bebè e tu eri il babysitter e mi DOVEVI guardare?

– …


– Patata vieni qua dalla mamma, quanto sei dolce quanto sei bella! Lo sai che io non solo ti voglio tantissimo bene, ma ti ammiro anche? Ti amo e ti ammiro così tanto che vorrei essere te. Io vorrei essere Patata!

– (sospiro) Eh, ma che ti credi. Anche io ho avuto i miei momenti difficili.



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